La commissione “salva aziende sarde” e’ al lavoro. E’ una vittoria degli agricoltori e dei pastori sardi e di Altragricoltura.

mercoledì, giugno 24, 2009
By Redazione

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Ci sono voluti 625 giorni per vedere finalmente al lavoro la commissione che deve avanzare una proposta di soluzione per gli agricoltori sardi con le aziende vendute all’asta per effetto della legge regionale 44/88.

Il 2 di Ottobre del 2007 cinque agricoltori sardi hanno iniziato lo sciopero della fame a Decimoputzu chiedendo giustizia e denunciando che non era possibile perdere la terra perché la Regione Sardegna, le Banche ed il Governo nazionale si lavavano le mani per un problema determinato da una legge regionale dichiarata illegale dalla Commissione Europea. Quegli agricoltori chiedevano giustizia per loro, per tutte le 5.400 aziende agropastorali sarde coinvolte, per le circa 50.000 persone dell’indotto e per la dignità dell’isola. Non potevano essere lasciati soli di fronte alle Banche che chiedevano di rientrare improvvisamente dopo che gli era stato garantito un mutuo di lungo periodo che adesso veniva cancellato. Soprattutto, gli agricoltori non potevano rimanere soli di fronte al potere di Banche che avevano applicato le normative a loro vantaggio senza che la politica intervenisse per tutelare i diritti degli agricoltori e dei cittadini sardi nel mantenere lo straordinario tessuto produttivo della regione.

Ci sono voluti due scioperi della fame, una manifestazione a Roma con cinquemila agricoltori, una straordinaria pressione civile, la discesa in campo di tanti e tante a difendere le ragioni degli agricoltori sardi per avere il primo risultato sulla finanziaria del 2008: quello di una legge che riconosceva che eravamo di fronte ad un grave problema sociale che non poteva essere risolto dal rapporto fra gli agricoltori e le banche e, dunque, nominava una Commissione di esperti per avanzare una proposta di soluzione, stanziava diversi milioni di Euro e bloccava le aste e le procedure esecutive fino a quando la commissione avesse lavorato.

Quella Commissione doveva lavorare dal Primo dicembre 2008. In realtà ci sono voluti altri 534 giorni (un altro sciopero della fame, altre due occupazioni e una lunghissima e costante pressione sindacale)  prima che la Commissione finalmente si insediasse, come è accaduto la scorsa settimana, il 19 di Giugno 2009.

Sarebbe facile fare dell’amara ironia sui tempi della politica che, in fondo, era solo chiamata ad applicare una legge del Parlamento, se non fosse che i 534 giorni passati dalla legge che istituiva la Commissione sono un tempo terribile per le aziende sarde coinvolte. Tutto è diventato più difficile, la crisi si è allargata e si è estesa, quello che poteva essere fatto un anno e mezzo fa non potrà essere recuperato così facilmente.

Il Comitato di lotta degli agricoltori e dei pastori sardi esecutati sostenuto sa Altragricoltura , ad ogni modo, ci ha sempre creduto ed oggi rivendica per intero la straordinaria possibilità che aperta con la legge che hanno fortemente voluto che istituisce la commissione finalmente al lavoro.

Hanno scelto fin dal primo momento di non perseguire la strada legale, che pure altri hanno voluto intraprendere, perché pensavano che nei tribunali gli agricoltori avrebbero avuto torto. Troppo ingarbugliata la situazione, troppo sbilanciato il rapporto di forze fra chi lavorava la terra rischiando il frutto del proprio lavoro, da una parte, e banche, Unione Europea, Regione Sardegna, Governo Italiano, lobbies potenti, piccoli speculatori e miserabili avvoltoi dall’altro.

Sono stati facili profeti, avevano  ragione. La soluzione non può che venire dall’iniziativa della politica che ha la responsabilità di fronte ai cittadini sardi di difendere il patrimonio di lavoro, saperi, cultura, economia garantito fin qui dalle aziende sarde.

La commissione dei tre esperti è lì per questo: per dire al Governo Regionale e Nazionale ed al Parlamento quali sono le proposte e le misure anche di innovazione legislativa per sbrogliare la matassa ed evitare che le aziende chiudano. Per farlo dovrà lavorare, accertare, indagare, capire, individuare i meccanismi che non hanno funzionato e quelli che sono stati usati strumentalmente per arricchire qualcuno a danno di qualcun altro. Avrà bisogno di tempo e, dunque, dovrà usare tutti e per intero i sei mesi a sua disposizione per lavorare. Per questo il Comitato di Lotta ed Altragricoltura, chiedono che il Presidente del Consiglio Berlusconi, in applicazione del dispositivo di legge, invii immediatamente ai Tribunali di Cagliari una circolare esplicativa che chiarisca che i tempi del blocco delle procedure esecutive scadono sei mesi dopo l’insediamento della Commissione (dunque il 19 dicembre 2009) e che per blocco delle procedure deve intendersi il “blocco di tutte le procedure, senza esclusioni, in cui sia presente un’azione derivante dall’applicazione della 44/88”.

Lo consideriamo un atto dovuto ed urgente, visti i cinque mesi di tempo che fra Governo nazionale e Regione Sardegna si sono persi inutilmente da Gennaio scorso.

“E’ evidente che se questo non dovesse avvenire, il nostro giudizio positivo sull’avvio dei lavori della Commissione, cambierebbe e NOI NON PARTECIPEREMMO AD ALCUNA INIZIATIVA DELLA COMMISSIONE senza queste garanzie pregiudiziali” fa sapere Altragricoltura.

Oggi, però, va sottolineato il risultato positivo conquistato dalla lotta: si può tornare a vincere in nome delle ragioni del lavoro e della dignità.

Con questo spirito ieri l’assemblea affollata convocata nelle Sala del Comune di Decimoputzu ha deciso di tornare in agitazione e di tornare a Presidiare il Comune. Altri comuni della Sardegna saranno occupati nei prossimi giorni. L’obiettivo: vincere sulla vertenza della 44/88 ed estendere la mobilitazione per la richiesta dello stato di crisi per tutto il settore agropastorale sardo.

L’assemblea di Decimoputzu ha deciso di chiamare su questo obiettivo tutte le altre organizzazioni e realtà sindacali ed associative che si occupano di agricoltura in Sardegna a coordinare gli sforzi, a costruire momenti unitari per costruire un fronte ampio per una vertenza che riguarda tutti gli agricoltori, i pastori ed i cittadini sardi: quella per riconquistare la dignità ed il diritto a produrre ed al lavoro.

Per intanto la prima disponibilità è arrivata in assemblea ieri sera stessa: Francesco Erbì, presidente provinciale della CIA di Cagliari, è intervenuto dando la disponibilità a coordinare le iniziative e gli obiettivi ed invitando Altragricoltura al confronto su iniziative già in corso da parte della sua organizzazione. Novità assoluta, quella della presenza di un dirigente della CIA sarda ad una iniziativa di Altragricoltura. Il suo presidente regionale si è distinto lungo i due lunghi anni della presenza di Altragricoltura a fianco degli agricoltori sardi in un lungo e costante lavoro di denigrazione. Evidentemente quella linea non paga ed, alla lunga, la capacità degli agricoltori di imporre il criterio principale della difesa degli interessi della categoria su quelli della propria sigla, vince e costringe tutti a schierarsi. In questo caso sarà interessante osservare come si svilupperà il percorso aperto dalla presenza del Presidente Provinciale della Cia di Cagliari.

Nelle prossime ore Altragricoltura contatterà le altre associazioni ed organizzazioni per verificare la disponibilità al lavoro comune. La mobilitazione è destinata ad estendersi.

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