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	<title>AltragricolturaNews - GiornaleOnline</title>
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	<description>Come contadini ci riprendiamo la parola perchè, se non lo facessimo noi, altri lo farebbero per noi ed, allora, il falso uscirebbe dalle nostre bocche</description>
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		<title>Italia in allerta, pesa la dipendenza dai mercati esteri</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 10:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA (Dal Sole24 ore)La fiammata dei prezzi delle materie prime agricole che ha scosso i mercati in quest&#8217;ultimo scampolo di estate, almeno per ora, non si è trasmessa sul comparto zootecnico. Alla riapertura dei mercati i listini della carne bovina, suina e avicola non hanno registrato sbalzi degni di nota. Gli allevatori, tuttavia, che ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/09/sole_24_ore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-572" title="sole_24_ore" src="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/09/sole_24_ore-300x84.jpg" alt="" width="300" height="84" /></a>ROMA (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-04/italia-allerta-pesa-dipendenza-080429.shtml?uuid=AY4wueMC#continue" target="_blank">Dal Sole24 ore</a>)<br />La fiammata dei prezzi delle materie prime agricole che ha scosso i mercati in quest&#8217;ultimo scampolo di estate, almeno per ora, non si è trasmessa sul comparto zootecnico. Alla riapertura dei mercati i listini della carne bovina, suina e avicola non hanno registrato sbalzi degni di nota. Gli allevatori, tuttavia, che ancora stanno pagando i debiti accumulati all&#8217;indomani della speculazione avviata nel 2007 con l&#8217;impennata di mangimi ed energia, sono in allerta: se l&#8217;instabilità dovesse prendere il sopravvento lo spettro del crack diventerebbe realtà per molte aziende.<br />Con gli allevatori sul piede di guerra per una costante perdita di redditività (la protesta dei pastori sardi in piazza ne è la più eclatante conferma), gli industriali che continuano a lamentare una continua erosione dei margini e la grande distribuzione sempre più attenta a contenere i prezzi finali scaricando le tensioni sugli altri anelli della filiera produttiva.<br />«Al momento non ci sono scossoni sul prezzo dei polli – spiega Rita Pasquarelli, direttore dell&#8217;Unione nazionale avicoltori che associa marchi leader come il gruppo Aia (Veronesi) –. Ma se dovessero esserci ancora turbolenze sui cereali allora i contraccolpi potrebbero arrivare anche sulla zootecnia». Sul fronte della Gdo non si segnalano anomalie: per Coop Italia «fino a questo momento la situazione del comparto carni non risente di andamenti al rialzo. La situazione è stabile».<br />Anche il comparto bovino appare al riparo dai rincari. Il problema, come segnala Assocarni, è semmai quello del deficit produttivo. «Abbiamo stimolato lo smantellamento della produzione bovina in Europa – ha sottolineato il segretario generale, Francois Tomei – mentre cresceva la richiesta mondiale di prodotto in molti Paesi emergenti, per esempio, la Cina. Oggi ci troviamo ad un bivio: le regole della Politica agricola comune degli anni successivi al 2013 vanno scritte adesso, per cui occorre attenzione, per non ripetere gli errori di politiche passate che hanno indebolito la zootecnia europea e che in questo momento ci rendono deficitari e dipendenti dai Paesi esteri».<br />Il gap produttivo, che fino a pochissimi anni fa era un problema solo italiano con un deficit di carne bovina del 50%, ora comincia ad interessare anche l&#8217;Europa che da potenza esportatrice è diventata importatrice. «E per il futuro – aggiunge Tomei – se non vogliamo trovarci in balia delle oscillazioni dei mercati è necessaria una svolta decisa, che ponga la competitività delle imprese europee al centro del sistema». Insomma, deve essere stimolata e mantenuta la produzione interna individuando nuovi meccanismi incentivanti «anche alla luce dei recenti accordi con i Paesi Mercosur che prevedono l&#8217;abolizione dei dazi all&#8217;import. Ovviamente &#8211; spiega Tomei &#8211; le regole di produzione non sono certo uguali a quelle dell&#8217;America Latina o dell&#8217;Asia. Si crea quindi un meccanismo distorto, un vero e proprio dumping a livello mondiale, dove Paesi meno strutturati a livello di regole su sicurezza alimentare, benessere e controlli possono fare un prezzo più basso e controllare il mercato. Anche di questo occorrerà tenere conto riscrivendo le regole del commercio mondiale».</p>
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		<title>Lettera al Movimento dei Pastori Sardi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 08:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altragricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[    Al Movimento dei Pastori sardi A Fortunato Ladu e Felice Floris Ai, colleghi, fratelli e sorelle pastori impegnati nelle mobilitazioni in Sardegna   Cari Fortunato e Felice Vi scrivo a nome di Altragricoltura e, per tramite vostro, ai tanti pastori sardi impegnati in questo momento nella vertenza in sardegna e riuniti sotto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/08/LOGO_altragricoltura.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-561" title="LOGO_altragricoltura" src="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/08/LOGO_altragricoltura.jpg" alt="" width="150" height="80" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="right">Al Movimento dei  Pastori sardi</p>
<p align="right">A Fortunato Ladu e  Felice Floris</p>
<p align="right">Ai, colleghi,  fratelli e sorelle pastori impegnati nelle  mobilitazioni in Sardegna</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p>Cari Fortunato e  Felice</p>
<p>Vi scrivo a nome di  Altragricoltura e, per tramite vostro, ai tanti pastori sardi impegnati in  questo momento nella vertenza in sardegna e riuniti sotto il Movimento Pastori  Sardi, certo che vorrete trasmettere a tutti loro questo  messaggio.</p>
<p>La vostra lotta è, oggi, la nostra.  E’ la lotta per la dignità di chi lavora la terra, alleva e produce il cibo. E’  la lotta per non doversi togliere di nuovo il cappello di fronte a chi ci  vorrebbe supini a sopportare un destino che non abbiamo scelto. Decenni fa,  altre generazioni di pastori e contadini hanno conquistato il diritto a non  toglierselo quel cappello e a non dover abbassare la testa di fronte ai  latifondisti ed a lor signori; oggi nuovi poteri sono di fronte a noi  pretendendo sottomissione. Qualcuno la chiama globalizzazione ma, noi come voi,  sappiamo che hanno nomi e cognomi e sono i nuovi poteri speculativi, le  concentrazioni commerciali, le multinazionali, gli industriali del latte, i  gestori della politica che, ipocritamente, sono sempre pronti a darci una pacca  sulla spalla parlando di solidarietà mentre hanno la mano ben nascosta dietro le  “regole che non possono essere infrante”.</p>
<p>Se c’è una regola che va infranta è  quella che non ripaga il frutto del lavoro dei pastori e degli agricoltori, che  pretenderebbe di lasciarci le perdite per permettere ad industriali, speculatori  commerciali e finanziari di continuare ad accumulare  fortune.</p>
<p>Noi abbiamo un’altra idea, sarà per  questo che ci siamo voluti chiamare altragricoltura, ed è l’idea per cui al centro  di ogni scelta che riguarda l’agricoltura, lo spazio rurale, il consumo del  cibo le istituzioni hanno il dovere di garantire il diritto di produrre  riconoscendo il reddito a chi lavora ed il prezzo, qualità e sicurezza a chi  consuma.</p>
<p>Per questo siamo impegnati a  sostenere la battaglia per questi diritti ogni volta che vengono rivendicati.  Oggi che voi state esprimendo con le vostre richieste contenuti ed obiettivi che  condividiamo e che sono riconosciuti dai pastori (non solo sardi) come le giuste  richieste per avere garantita la possibilità di continuare a lavorare con  dignità, siamo totalmente e convintamente dalla vostra  parte.</p>
<p>Così come siamo stati e siamo dalla  parte di tutte quelle aziende sarde agricole e pastorali che vedono il rischio  di vedere chiusa ed espropriata la terra dalle banche per gli errori delle  scelte di politica agricola regionale e nazionale.</p>
<p>Sapete che l’intero movimento di  lotta che nei mesi scorsi (negli ultimi due anni in particolare) ha condotto le iniziative contro la chiusura delle aziende si ritrova per  la seconda volta il 25 ed il 26 agosto nel Sud Italia per coordinarsi e decidere  la ripresa delle mobilitazioni di fronte ad una crisi che sta dilagando  ovunque.</p>
<p>L’anno scorso ci incontrammo a  Luglio e da li nacquero diffuse ed ampie mobilitazioni in tante parti delle  isole e del centrosud italia. Mobilitazioni coordinate e su piattaforme comuni  ma che ognuno ha sviluppato nella propria autonomia e secondo le necessità del  proprio territorio e delle proprie genti.</p>
<p>Questa è stata e sarà una delle idee  forza del movimento diffuso contro la crisi agricola che si sta sviluppando  nelle campagne: contro l’idea di un’agricoltura dominante (quella delle  multinazionali, della liberalizzazione e delle filiere industriali in cui il  cibo è solo materia prima prodotta con sistemi industriali e massificati), noi  opponiamo la forza delle tante agricolture e dei tanti allevamenti possibili.  Agricolture ed allevamenti che per millenni i nostri territori e le nostre  culture hanno saputo esprimere garantite da pastori, allevatori ed agricoltori  padroni e custodi dei cicli produttivi e dei modi di  produrre.</p>
<p>Ora ci ritroviamo per ripartire, con  alle spalle le esperienze della lotta contro la vendita delle aziende agricole  alle banche, la marcia dei trattori, le molte vertenze territoriali, le tre  manifestazioni nazionali degli ultime anni.</p>
<p>In quelle battaglie che abbiamo  condotto gli agricoltori ed i pastori sardi sono sempre stati alla testa del  movimenti, io stesso mi sono formato nella vostra isola imparando a riconoscere  lo straordinario valore del rapporto con gli animali e la terra che sapete  esprimere e a proporlo a quanti lo avessero dimenticato nel fare vertenze e  sindacato.</p>
<p>La proposta della rinaturalizzazione  dell’Isola l’ho ascoltata e discussa ormai diversi anni fa fra i pastori di  Ollolai e Gavoi e ne abbiamo fatto uno dei terreni di confronto proponendone lo  spirito ai pastori del tarantino (cui vogliono sopprimere le greggi per  inquinamento ambientale, come se la diossina fosse colpa loro) o ai tanti  allevatori ed agricoltori con cui stiamo lavorando in tante altre parti  d’Italia.</p>
<p>Oggi che siete ripartiti nelle  mobilitazioni noi siamo con voi, non solo per esprimervi solidarietà ma per  condividere gli obiettivi e le fatiche della lotta e della mobilitazione.  Guardiamo alla vostra esperienza con rispetto e sicuri che la vostra autonomia  sia un valore che va tutelato e preservato, soprattutto da chi vorrebbe  dividerla, isolarla e strumentalizzarla.</p>
<p>Abbiamo visto i tentativi puerili, arroganti e  strumentali della Coldiretti in Sardegna di mettere le mani sulla protesta (o  meglio il cappellino giallo). È chiaro l’obiettivo: accreditarsi come quelli che  tratteranno con la politica  la tunica del movimenti di lotta. Tattica vecchia e  pericolosa, perché tende ad offrire alle istituzioni una sponda compiacente e  pronta al compromesso che, come sempre, la Coldiretti farebbe sulla pelle degli  allevatori (magari vendendo la mobilitazione per qualche prebenda al loro CAF o  al loro Patronato).</p>
<p>Per questo abbiamo detto con  chiarezza alla Coldiretti: “Giù le mani dalle lotte dei pastori, deve trattare  direttamente il movimento pastori sardi”. E per questo diciamo alla classe  dirigente sarda: “non cedete alla tentazione delle scorciatoie, fareste bene a  dare risposte dopo anni di discussioni alle istanze che vi sono state ampiamente  rappresentate”.</p>
<p>Del resto queste pratiche, ormai,  sono vecchie e spuntate. Più di uno nei mesi scorsi ha scommesso sul fatto che i  movimenti rurali, dopo le solite barricate di qualche giorno nelle strade,  tornassero a casa per lasciare il campo ai tavoli verdi di trattativa dove  organizzazioni delegittimate persino dai propri iscritti, definiscono gli  accordi.</p>
<p>Così non è: la crisi del loro  modello (che è anche la crisi del modello voluto e sostenuto dalle  organizzazioni professionali “storiche”) produce la reazione che sarà sempre più  forte e determinata fin a quando non lo avremo superato. Noi continuiamo ad  essere in campo consapevoli che dobbiamo resistere un minuto più di loro, che,  dunque, dobbiamo sapere essere efficaci ed  organizzati.</p>
<p>Coordinarci e sostenerci fra di noi  è la prima condizione per reggere ed estendere e rafforzare il movimento,  dunque, vincere la scommessa per riconquistare un futuro di dignità ai pastori  ed agli agricoltori.</p>
<p>Noi domani (25 agosto 2010) ci  ritroviamo a Policoro per rilanciare il movimento contro la crisi agricola.  Anche se ci saranno altri sardi, sappiamo che voi non potrete essere fisicamente  con noi.</p>
<p>Ci piacerebbe però incontraci  presto, magari in Sardegna dove verremmo volentieri a sostenere le ragioni del  movimento pastori sardi ed a rilanciare la vertenza del comitato contro la crisi  agricola degli agricoltori e dei pastori sardi che tante battaglie ha condotto  in questi ultimi anni in Sardegna e fuori.</p>
<p>Contate su di noi e sul sostegno non  solo ideale ma concreto per ogni iniziativa di cui avreste bisogno e che vorremo  concordare.</p>
<p>Ci aspetta un autunno decisivo. Un  abbraccio fraterno ed a presto.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: right;"><em>Gianni Fabbris, cordinatore  nazionale di Altragricoltura</em></p>
<p> </p>
<p> </p>
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		<title>A trattare deve andare chi lotta</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 18:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di La Nuova Sardegna &#124; Il presidente di Altragricoltura: le associazioni facciano un passo indietro SASSARI. «Regione e governo nazionale sono allo sbando totale e non hanno la più pallida idea di cosa sia la crisi dei pastori sardi». Gianni Fabbris è il presidente dell’associazione Altragricoltura e conosce molto bene i problemi dell’isola e i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;"><em>di</em><em> </em><em><a href="http://www.sardegnademocratica.it/liste/utente.html?usernameUtente=lanuovasardegna">La Nuova Sardegna</a></em> |</span></h1>
<p>Il presidente di Altragricoltura: le associazioni facciano un passo indietro</p>
<p>SASSARI. «Regione e governo nazionale sono allo sbando totale e non hanno la più pallida idea di cosa sia la crisi dei pastori sardi». Gianni Fabbris è il presidente dell’associazione Altragricoltura e conosce molto bene i problemi dell’isola e i movimenti di lotta. Per questo non usa mezzi termini: «Cosa direi alla Coldiretti in Sardegna? Giù le mani dalla lotta. È patetico e strumentale quello che hanno fatto venerdì, dimostrando chiaramente che di non aver alcun interesse a risolvere in modo unitario il problema».<br /> Parole dure nei confronti di un’associazione che il presidente di Altragricoltura definisce «la principale responsabile della crisi che i pastori stanno vivendo». Secondo Fabbris le manifestazioni che si sono svolte in queste settimane in Sardegna sono un chiaro segnale: «Nessuna delle promesse fatte è stata mantenuta». Da Matera Altragricoltura lavora anche per la Sardegna: «Il 25 agosto riuniremo in un incontro tutte le vertenze in atto e tutti i movimenti di lotta, ci saranno anche alcuni pastori sardi e stiamo già programmando un viaggio nell’isola per sostenere il Movimento di Felice Floris». Ormai l’eco della protesta è arrivata anche in Italia. «Non ci può essere separazione &#8211; attacca Fabbris &#8211; tra il momento della lotta e quello della trattativa. Per questo io sono convinto che debbano essere i pastori a trattare con la Regione. Certo che a Cappellacci e Prato fa più comodo discutere con la Coldiretti che con i pastori. Perché sanno molto bene che a questi ultimi devono dare risposte vere. Altrimenti non li calmano più». Dall’altra parte del mare arriva la proposta: «Floris dice che il suo Movimento non è un partito né un sindacato. Io credo sia arrivato il tempo di costruire invece una nuova forma sindacale che possa conquistare uno spazio di confronto con le istituzioni. Perché chi fa le proposte deve avere il diritto di trattare direttamente con le istituzioni e queste ultime non devono scegliersi gli interlocutori». (na.co.)</p>
<p>22 agosto 2010</p>
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		<title>La lotta nelle campagne italiane riparte ancora una volta dalla Sardegna.</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 05:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Fabbris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo tutti pastori sardi! Ancora una volta la lotta nelle campagne italiane riparte dalla Sardegna. I pastori sardi sono tornati a farsi sentire con forza ed oggi hanno nuovamente bloccato un aeroporto in Sardegna per far sentire la propria voce. Sono usciti dagli ovili ed hanno iniziato una clamorosa azione che li sta portando a bloccare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/08/164735692-4d2232d0-e426-4cac-804a-1f25735e3941.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-544" title="164735692-4d2232d0-e426-4cac-804a-1f25735e3941" src="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/08/164735692-4d2232d0-e426-4cac-804a-1f25735e3941.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Siamo tutti pastori sardi! Ancora una volta la lotta nelle campagne italiane  riparte dalla Sardegna. I pastori sardi sono tornati a farsi sentire con forza  ed oggi hanno nuovamente bloccato un aeroporto in Sardegna per far sentire la  propria voce. Sono usciti dagli ovili ed hanno iniziato una clamorosa azione che  li sta portando a bloccare gli aeroporti della Sardegna in maniera forte e  determinata.</p>
<p>Negli anni scorsi gli agricoltori di Decimoputzu avevano  aperto la nuova fase delle mobilitazioni nelle campagne italiane contro la crisi  agricola riunificate sotto la parola d’ordine: “Giù le mani dalle nostre terre”,  ora tocca ai pastori, la parte più forte del mondo agropastorale sardo, chiamare  simbolicamente alla mobilitazione.</p>
<p>La loro azione viene mentre è in preparazione l’incontro  del 25 Agosto a Policoro (in Basilicata) in cui le diverse componenti che hanno  dati vita alla vertenza per ottenere il riconoscimento dello stato di crisi da  parte delle regioni centromeridionali, si incontrano per decidere i nuovi  obiettivi e la nuova agenda della vertenza nelle  campagne.</p>
<p>L’obiettivo è chiaro: incontrarsi per riprendere la  vertenza, visto che la situazione di crisi si è aggravata, i provvedimenti  attesi dalle regioni e dal Governo Nazionale non sono arrivati, il prezzo dei  prodotti al campo crolla, le aziende sono ovunque travolte dalla  crisi.</p>
<p>Il 25 sarà una giornata importante in cui le delegazioni  di agricoltori, allevatori, pastori di tanta parte d’Italia discuteranno di come  ripartire dopo la marcia dei trattori dello scorso autunno, le due  manifestazioni nazionali, le tantissime iniziative territoriali.</p>
<p>I pastori sardi sono entrati nella discussione come sa  fare la gente che vive nei campi e del lavoro della  terra.</p>
<p>Anche in Sardegna la Regione aveva dichiarato lo stato  di crisi, per la verità l’Assessore ha “dovuto dichiarare” lo stato di crisi,  costretto dall’iniziativa del movimento degli agricoltori e dei  pastori.</p>
<p>L’Assessore Regionale Sardo ci aveva sfidato, sostenendo  che le nostre proposte erano velleitarie ed annunciando, al contrario, un  pacchetto di misure concrete che avrebbero risolte “pragmaticamente” la  situazione. Niente di più falso e demagogico, come è chiaro ad un anno di  distanza. Nulla di quello che era stato annunciato dalla Giunta Regionale Sarda  si è concretizzato e la crisi nelle campagne sarde avanza mentre agli  industriali del latte ed alla speculazione commerciale continuano a rendersi  favori.</p>
<p>È accaduto un po’ dappertutto nell’Italia  centromeridionale, dall’anno scorso ad oggi fra sottovalutazioni, applicazione  burocratica delle norme, scelte più  meno consapevoli da parte del Parlamento e  degli esecutivi regionali, si continua a sottovalutare la condizione di quanti  vivono del lavori della terra producendo cibo e servizi per tutti i  cittadini.</p>
<p>Come se non bastasse la crisi dell’agricoltura è stata  completamente cancellata dalla discussione pubblica, sia politica che  istituzionale. Eppure i dati sono impressionanti: tutto parla della povertà che  avanza nelle campagne e del crollo della capacità produttiva del cibo da parte  di questo Paese.</p>
<p>I pastori sardi si sono assunti l’onere di ricordarlo a  tutti: nessuno faccia finta di niente, la misura è colma e se l’alternativa è  morire di debiti negli ovili e nei campi o reagire allora la risposta è  certa.</p>
<p>Il Movimento Pastori Sardi ha una piattaforma su cui  pretende risposte e la Regione sardegna farebbe bene a porsi il problema di dare  risposte anche a costo di disturbare il manovratore che è a Roma se questo  dovesse servire.</p>
<p>Del resto il Presidente Cappellacci era venuto a  Decimoputzu ad incontrare gli agricoltori in crisi promettendo (prima del voto)  di dare risposte. Non ne abbiamo viste.</p>
<p>Oggi siamo totalmente impegnati a sostenere le ragioni  del Movimento dei Pastori Sardi, perché sono le ragioni di tutti noi e perché  hanno dimostrato nei numeri e per il modo come operano di poter contare sul  consenso del mondo pastorale sardo; non si fanno azioni con migliaia di persone  così determinate ed organizzate senza essere riconosciuti dagli altri pastori e  agricoltori come dalla parte giusta.</p>
<p>Il 25 Agosto riceveremo i Sardi nella riunione che  deciderà la ripresa del movimento di lotta con senso di gratitudine e metteremo  fra le proposte in discussione quella di bloccare gli aeroporti anche fuori  dalla Sardegna nei prossimi mesi. Una cosa è certa: l’autunno nelle campagne non  potrà fare sconti, in gioco c’è molto; la difesa delle aziende agricole ed  allevatrici deve diventare una priorità nazionale.</p>
<p>In questi anni si è fatto strada fra i tanti che si  stanno battendo per riaprire una prospettiva di un futuro dignitoso per le  aziende produttive italiane qualche idea semplice come l’unità e l’alleanza fra  chi lavora la terra e consuma il cibo: sappiamo che siamo chiamati a farle  vivere allargando il movimento per la Sovranità Alimentare ed il diritto a  produrre.</p>
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		<title>Metapontino stritolato da debiti e sprechi</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 05:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  dalla Gazzetta del Mezzogiorno (di FILIPPO MELE) La crisi agricola del Metapontino, l’area leader del settore primario della Basilicata, rischia di portare al collasso migliaia di piccole imprese a conduzione familiare. Quelle che hanno fatto ricco, in passato, il comparto tanto da parlar per questa zona di California del Sud Italia. Invece, a parere [...]]]></description>
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<div id="_mcePaste">dalla Gazzetta del Mezzogiorno (di FILIPPO MELE)</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">La crisi agricola del Metapontino, l’area leader del settore primario della Basilicata, rischia di portare al collasso migliaia di piccole imprese a conduzione familiare. Quelle che hanno fatto ricco, in passato, il comparto tanto da parlar per questa zona di California del Sud Italia. Invece, a parere di sigle sindacali come Altragricoltura e Comitato agricolo Metapontino (Cam) e del Coordinamento dei sindaci di Policoro, Scanzano, Tursi, Pisticci, Bernalda, Nova Siri, Rotondella, e Valsinni, le aziende non sono mai state così in sofferenza. E ciò non solo per la crisi congiunturale in atto, per le ripetute calamità naturali e per le gravissime crisi di mercato (ultima quella del pomodoro) ma anche per le scadenze giunte al «pettine» con pignoramenti e vendita all’asta di case coloniche e terreni. Da qui la ripresa, in «grande stile», della mobilitazione sindacale ed istituzionale. Si annuncia, perciò, nei centri dell’arco jonico lucano, un fine agosto caldissimo. E non solo per gli aspetti metereologici.</div>
<div id="_mcePaste">Intanto, quasi come atto preliminare all’annunciata ripresa delle «azioni di lotta», Altragricoltura ha «puntato» il vertice del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto (CbBM) di Matera. «Consorzio che – si legge in un comunicato della sigla sindacale – secondo dichiarazioni di sindacalisti dei dipendenti e di Consiglieri regionali avrebbe un disavanzo di circa 2.400.000 euro, un’esposizione debitoria di oltre 4 milioni ed una serie di voci di «spreco» come le consulenze con oltre 300 mila euro e disinvolte promozioni clientelari di personale».</div>
<div id="_mcePaste">La situazione, però, sarebbe ancora più deficitaria: «Un quadro che parla di un buco di bilancio tanto grave che potrebbe presto portare all’emissione di un nuovo ruolo di tributi pesante per cittadini ed agricoltori». Insomma, i debiti del CbBM li dovrebbero pagare i produttori. «Ed è intollerabile –ha dichiarato Gianni Fabbris, coordinatore nazionale di Altragricoltura &#8211; che, proprio nel momento in cui la pressione di banche ed istituti sulle aziende agricole sta diventando asfissiante e da più parti si richiamano gli agricoltori ad una gestione aziendale responsabile, il Consorzio continua ad essere gestito in modo personalistico come un carrozzone sprecone e clientelare. È evidente che la gestione di questo Presidente (Angelo Carriero, ndr) e di tutto il gruppo dirigente è arrivato al capolinea e, prima che faccia altri danni, farebbe bene, responsabilmente, a dimettersi, anche per evitare che nelle sedi legali vengano impugnati i molti conflitti di interesse che delegittimano un Consiglio statutariamente scaduto nei suoi compiti istituzionali da anni».</div>
<div id="_mcePaste">Ma potrebbero le dimissioni di presidente e Consiglio risolvere i problemi? Dietro l’angolo ci sarebbe il commissariamento dell’ente se non, addirittura, il suo azzeramento con la creazione di un’unica struttura consortile regionale a Potenza. Un rimedio, per Altragricoltura, peggiore del male. «Un eventuale commissariamento – ha concluso Fabbris &#8211; dovrebbe servire a riaprire una fase di riforma e non semplicemente a fare il lavoro sporco di far pagare nuove tasse per coprire il buco creato da chi ha gestito l’ente sinora»</div>
<p> </p>
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		<title>La politica ha bisogno di menzogne!</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 05:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La politica ha bisogno di menzogne. Questo è il disappunto del Coordinatore Regionale Sicila di Altragricoltura Martino Morsello a un articolo apparso sul giornale di sicilia il 14 agosto c.a. Proposto dal consiglio provinciale di Trapani presieduto da Peppe Poma. L&#8217;articolo descrive un ordine del giorno votato in consiglio provinciale sulla grave crisi vitivinicola citando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La politica ha bisogno di menzogne. Questo è il disappunto del Coordinatore Regionale Sicila di Altragricoltura Martino Morsello a un articolo apparso sul giornale di sicilia il 14 agosto c.a. Proposto dal consiglio provinciale di Trapani presieduto da Peppe Poma. L&#8217;articolo descrive un ordine del giorno votato in consiglio provinciale sulla grave crisi vitivinicola citando anche il parere favorevole di Altragricoltura. Per amore di Verità Altragricoltura ha sempre dissentito della proposta- progetto votata al consiglio proviciale avanzata dal prof On Nicola Trapani e votata all&#8217;unanimità ritenendola insufficiente e dal sapore clientelare politico. Altragricoltura ribadisce quella posizione espressa in quel che fu il consiglio provinciale aperto che per salvare il comparto vitivinicolo bisognava applicare i seguenti punti:</p>
<p>lotta serrata alla sofisticazione vinicola imposta dallo Stato attraverso la Comunità Europea,</p>
<p>blocco della debitoria delle aziende agricole tutte ( come oggi il Governo ha legiferato per i lattari del nord);</p>
<p>condono previdenziale Inps e Serit;</p>
<p>pagamento del mancato reddito degli utlimi 3 anni ai viticoltori,fino al raggiungimento di 35 € al quintale di uva prodotta per i produttori;</p>
<p>riduzione dell&#8217;areaale di produzione del vino doc marsala;</p>
<p>no alla vendemmia verde;</p>
<p>no all&#8217;accorpamento delle cantine; cosa che fra l&#8217;altro ha fatto rimarcare in un articolo il presidente della cantina Paolini il prof Gaspare Baiata;</p>
<p>Gli agricoltori dicono Basta ai miliardi di Euro sperperati per l&#8217;agricoltura senza che gli stessi hanno avuto benefici. Bisogna avere il coraggio di denunciare tali sperperi e che finalmente l&#8217;autorità giudiziaria incominci a leggere le carte con l&#8217;intervento anche dell&#8217;antimafia.</p>
<p>Martino Morsello</p>
<p>Coordinatore Regione Sicilia</p>
<p>Altragricoltura</p>
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		<title>Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto: e&#8217; l’ora delle dimissioni e della trasparenza.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 06:50:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altragricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Bonifica]]></category>
		<category><![CDATA[Matera]]></category>
		<category><![CDATA[metapontino]]></category>

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		<description><![CDATA[  L’esecutivo regionale Lucano di Altragricoltura si è riunito per fare il punto sulla situazione del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto e per valutare le ulteriori iniziative da assumere per evitare che i cittadini lucani, i suoi dipendenti e gli agricoltori paghino prezzi ancora più pesanti.   L’esecutivo ha preso atto di recenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"> </p>
<p><div id="attachment_534" class="wp-caption alignright" style="width: 230px"><a href="http://www.bradanometaponto.it/"><img class="size-full wp-image-534" title="220px-LogoHome" src="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/08/220px-LogoHome.jpg" alt="Sito del Consorzio di bonifica Bradano e Metaponto" width="220" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Visita il sito del Consorzio dove non troverai alcuna informazione sui dati di gestione</p></div>
<p>L’esecutivo regionale Lucano di Altragricoltura si è riunito per fare il punto sulla situazione del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto e per valutare le ulteriori iniziative da assumere per evitare che i cittadini lucani, i suoi dipendenti e gli agricoltori paghino prezzi ancora più pesanti.</p>
<p> </p>
<p>L’esecutivo ha preso atto di recenti notizie di stampa che riportano dichiarazioni di sindacati dei dipendenti e di consiglieri regionali per cui il Consorzio dichiarerebbe un disavanzo di circa 2.400.000 €, una esposizione debitoria di oltre 4 milioni ed una serie di voci di “spreco” come le consulenze con oltre 300 mila euro o l’appesantimento delle voci con molte e disinvolte promozioni “clientelari” di personale.  Denuncia grave dunque, fatta da sindacati e parti istituzionali e politiche.</p>
<p>In realtà i dati che sta raccogliendo il gruppo di lavoro interno (costituito con l’obiettivo di produrre un “dossier sulla situazione del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto” come annunciato nei giorni scorsi e che verrà diffuso alla riapertura dei lavori del Consiglio Regionale) parlano di una situazione ben più grave sia quantitativamente (nelle entità delle poste reali) che qualitativamente (per la “disinvoltura” con cui questa gestione ha operato e sta operando).</p>
<p>Un quadro, quello che stiamo raccogliendo, che parla di un buco di bilancio tanto grave che potrebbe presto portare all’emissione di un nuovo ruolo di tributi  pesante per cittadini ed agricoltori.</p>
<p>Gianni Fabbris, coordinatore di Altragricoltura, ha rilasciato la seguente dichiarazione “E’ intollerabile che, proprio nel momento in cui la pressione di banche ed istituti sulle aziende agricole sta diventando sempre più grande e da più parti si richiamano gli agricoltori ad una gestione delle aziende accorta e responsabile, un istituto come quello del Consorzio che dovrebbe essere di esempio continua ad essere gestito in maniera personalistica come un carrozzone sprecone e clientelare”. “E’ evidente” aggiunge Fabbris “che la gestione di questo Presidente e di tutto il gruppo dirigente è arrivato al capolinea e, prima che faccia altri danni, farebbe bene responsabilmente a dimettersi, anche per evitare che nelle sedi legali vengano impugnati i molti conflitti di interesse che delegittimano un consiglio statutariamente scaduto nei suoi compiti istituzionali da anni”.</p>
<p>L’esecutivo di Altragricoltura sottolinea, però, che le doverose dimissioni del gruppo dirigente del Consorzio, di per sé, non garantirebbero la risoluzione dei problemi che questa gestione consegna a chi verrà dopo.</p>
<p>Un eventuale commissariamento dovrebbe servire a riaprire una fase di riforma e non semplicemente a fare il lavoro sporco di far pagare nuove tasse per coprire il buco fatto da chi ha gestito finora.</p>
<p>I Consiglieri ed il Presidente sono stati eletti su liste presentate e sostenute dalle organizzazioni professionali agricole che, alla data di ormai 7 anni fa (senza elezioni da allora, una vergogna in spregio allo statuto!!), avrebbero dovuto rappresentare la categoria.</p>
<p>Cosa pensa la Coldiretti (realtà egemone per numero di consiglieri eletti e perché esprime il Presidente) di questa situazione, quale è la giustificazione per essere arrivati a questo punto? Quali sono le proposte per risolvere la crisi? Speriamo non siano quelle che hanno portato al fallimento della Federconsorzi di cui ancora paghiamo le conseguenze.</p>
<p>“E cosa pensa la Regione che ha per dovere il compito di vigilare e garantire?” si chiede Fabbris. “Siamo convinti che la Regione Basilicata abbia una sola strada davanti e questo Assessore Regionale la perseguirà: la trasparenza ed il risanamento, anche per evitare lo scaricabarile che, certamente, da Settembre potrebbe provocare altri danni. Bisogna smetterla di dare la colpa agli agricoltori (i debiti degli agricoltori nei confronti del consorzio sono solo una piccola parte del problema e non possono essere un alibi) o ai lavoratori e di metterli uno contro l’altro. La via è stretta e passa per la riforma del Consorzio con al centro la trasparenza, un processo di partecipazione democratica vera, una gestione efficiente e professionale”.</p>
<p>L’esecutivo ha dato mandato ad Enrico Lacava di adottare i passi formali nei confronti del Consorzio per chiedere la documentazione relativa ai bilanci e il perché i bilanci, gli incarichi e le procedure non sono pubblicati nel sito come prevede la normativa e di predisporre la diffida ai consiglieri in carica in conflitto di interesse. Sono primi passi, prima della presentazione del dossier e di un documento con le nostre proposte di riforma agli agricoltori ed alle istituzioni.</p>
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		<title>Ismea pubblica “Tendenze” con le stime per il 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 10:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia agraria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia agraria. ISMEA]]></category>

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		<description><![CDATA[(Roma, 3 agosto 2010) Produzione agricola e valore aggiunto in flessione nel secondo trimestre del 2010, anche se migliora almeno su base congiunturale la redditività degli agricoltori, grazie ad una crescita dei prezzi all’origine superiore a quella dei costi. Lo rileva l’Ismea, nell&#8217;ultimo numero di Tendenze, il trimestrale di analisi e previsioni dell&#8217;agroalimentare, da cui si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/08/opt_foto_primopiano_00402.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-527" title="opt_foto_primopiano_0040" src="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/08/opt_foto_primopiano_00402.jpg" alt="" width="85" height="150" /></a>(</strong>Roma, 3 agosto 2010<strong>) Produzione agricola e valore aggiunto in flessione</strong> <strong>nel secondo trimestre del 2010</strong>, anche se migliora almeno su base congiunturale la redditività degli agricoltori, grazie ad una <strong>crescita dei prezzi all’origine superiore a quella dei costi</strong>. Lo rileva l’Ismea, nell&#8217;ultimo numero di <strong>Tendenze, il trimestrale di analisi e previsioni dell&#8217;agroalimentare, </strong><strong>da cui si evince per il periodo </strong>aprile-giugno 2010, <strong>anche una </strong><strong>contrazione degli acquisti domestici </strong><strong>dei prodotti agroalimentari, compensata da</strong> una <strong>decisa ripresa dell’export.</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PRODUZIONE E VALORE AGGIUNTO </span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il <strong>valore aggiunto</strong> in agricoltura, silvicoltura e pesca (espresso in termini reali, destagionalizzato e corretto per i giorni lavorativi), dopo i segnali di ripresa rilevati a inizio anno, subisce in questo secondo trimestre 2010 una flessione congiunturale del 2% e dovrebbe, in base alle ultime stime dell’Istituto, <strong>registrare un calo complessivo del 2,9% a fine anno.</strong> La <strong>produzione agricola totale</strong> nel 2010, sempre secondo tali stime, dovrebbe <strong>contrarsi dell’1,9%, </strong>evidenziando una riduzione meno marcata rispetto alla dinamica del 2009 (-2,7% la variazione 2009/2008), per effetto di una flessione delle coltivazioni di circa il 3%, a fronte di una sostanziale tenuta della produzione zootecnica. Un <strong>lieve calo produttivo</strong> – spiega Ismea – <strong>è atteso</strong> <strong>nei comparti cerealicolo</strong> (frumento tenero, orzo e mais, mentre il frumento duro dovrebbe avere un buon rendimento) e <strong>ortofrutticolo</strong> (pomodoro da industria e, in base alle indicazioni finora disponibili, frutta estiva).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PREZZI E COSTI </span></strong></p>
<p>Sul fronte dei <strong>prezzi agricoli</strong>, l’indice Ismea dei prezzi alla produzione ha registrato <strong>un aumento dell’1,4%</strong> sul I trimestre dell’anno, grazie soprattutto a un giugno molto positivo per i mercati  (+8,6% l’aumento dell’indice rispetto a maggio 2010, +7,3% rispetto a giugno 2009). <strong>Un primo cambio di rotta</strong> – sottolinea l’Istituto &#8211; <strong>dopo le dinamiche flessive dei prezzi registrate negli ultimi anni</strong>, che va però accolto con prudenza, considerando che i dati relativi al primo semestre del 2010 indicano ancora un calo generalizzato delle quotazioni all’origine, tranne per i comparti del latte e derivati e dell’olio d’oliva che guadagnano rispettivamente il 6% e il 10% sull’analogo periodo del 2009.</p>
<p> </p>
<p><strong>I prezzi corrisposti agli agricoltori hanno perso, infatti, nel complesso il 3,1% negli ultimi sei mesi</strong>, mentre nello stesso periodo la <strong>riduzione dei costi</strong>, riconducibile essenzialmente alla forte contrazione dei prezzi dei concimi, <strong>è stata meno marcata ( -1,5%).</strong> Si è stabilizzata comunque nel primo semestre dell’anno la forbice tra i prezzi e costi, dopo la divaricazione molto accentuata del 2009.<strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CONSUMI DOMESTICI</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>consumi domestici</strong>, dopo il lieve incremento tendenziale del primo trimestre 2010 (+0,8%), le stime Ismea indicano per il periodo aprile-giugno <strong>una battuta d’arresto (-0,6%).</strong> Pertanto, per il primo semestre 2010, si stimano consumi domestici stabili, mentre la spesa continua a diminuire  per effetto anche della <strong>riduzione dei prezzi al consumo</strong> ( -2,8% la variazione media riferita al primo semestre del 2010).</p>
<p>Il dato complessivo sui volumi di acquisto nasconde, tuttavia, al suo interno, dinamiche molto differenti da settore a settore. Innanzitutto, la <strong>stagnazione dei consumi domestici</strong> nei primi sei mesi del 2010 riguarderebbe di fatto solo alcuni dei principali aggregati, ovvero <strong>derivati dei cereali, carni suine e salumi, frutta e agrumi</strong>. Appaiono <strong>in flessione, invece, i consumi domestici di prodotti ittici, vini e spumanti e carni bovine</strong>; all’opposto, risulterebbero <strong>in crescita latte e derivati, ortaggi e patate, olio di oliva e carni avicole.</strong></p>
<p>Entrando poi nel dettaglio delle singole voci di prodotto, emergono tendenze già riscontrate, su cui convergono fattori sia di tipo strutturale, connessi ai diversi stili di vita delle famiglie, che portano a privilegiare prodotti con un elevato contenuto di servizio e facilità d’uso, sia di tipo congiunturale, connessi ad una maggiore attenzione del consumatore al fattore prezzo.</p>
<p>Tra i <strong>derivati del frumento</strong> (+0,2% nel primo semestre 2010), <strong>prosegue la flessione dei consumi domestici di pasta (-3,6%) e pane (-2,4%)</strong>, nonostante il calo dei prezzi nel primo caso e in concomitanza con l’ulteriore crescita dei prezzi nel secondo caso;  risultano invece <strong>in aumento i consumi domestici dei primi piatti surgelati (+3,9%) e dei sostituti del pane (+4,8%)</strong>, favoriti anche da una flessione dei prezzi medi al consumo. <strong>Tra la frutta e agrumi</strong>, il segmento della <strong>frutta fresca ha registrato una flessione dei volumi di acquisto (-1,5%</strong> nel primo semestre 2010) e la concomitante riduzione dei prezzi medi al consumo ha portato a una <strong>considerevole flessione della spesa (-11,5%)</strong>: sul fronte dei volumi, kiwi e mele sono i prodotti più penalizzati (rispettivamente -8,3% e -1,4%), stabili invece gli acquisti domestici di pere.</p>
<p><strong>La dinamica positiva rilevata tra gli ortaggi e patate</strong> ( è da legare sia ai prodotti freschi, i cui consumi domestici sono tornati a crescere, sia ai prodotti di IV gamma (freschi confezionati) e V gamma (cotti), che pur avendo un peso marginale sulla spesa complessivamente sostenuta, confermano la tendenza positiva in atto (rispettivamente +8,3% e +1,5% nel primo semestre 2010). In quasi tutti i casi, si rileva inoltre una dinamica discendente dei prezzi medi al consumo.</p>
<p>La <strong>ripresa dei consumi domestici di olio di oliva</strong>, a fronte di <strong>un ulteriore ribasso della spesa</strong>, <strong>è trainata interamente all’extravergine</strong>, a cui il consumatore ha rivolto una crescente attenzione in  conseguenza di una politica di ribasso dei prezzi, praticata soprattutto dalla distribuzione moderna.</p>
<p>Nel primo semestre 2010, <strong>i vini continuano a mostrare una tendenza flessiva nei consumi</strong>, seppure a un tasso inferiore a quello rilevato nel 2009 (- 1,8% nel 2009, <strong>-1% nel primo semestre 2010</strong>), accompagnata da una <strong>netta riduzione della spesa (rispettivamente &#8211; 8,7% e &#8211; 5,8%)</strong>. Le variazioni più significative sia in termini di volumi che di valore si sono registrate nel segmento dei vini spumanti. Nei vini fermi la contrazione in quantità è ascrivibile in modo più marcato ai vini comuni e alle Igt, mentre risulta più contenuta nel segmento dei vini a denominazione.</p>
<p>Per <strong>le carni bovine</strong>, la <strong>flessione dei volumi di acquisto nel primo semestre 2010 è pressoché generalizzata</strong>. In forte ribasso la carne di bovino adulto (-4,1% in volume e -3,6% in valore), mentre solo i prodotti elaborati registrano un aumento della spesa anche se le quantità acquistate risultano in calo. <strong>Alla flessione stimata per la carne suina</strong> (-1,6% in volume e -3,5% in valore) si contrappone <strong>l’aumento dei salumi</strong> (+1,3% in volume e -0,4% in valore), trainato esclusivamente dai prodotti non a denominazione di origine (per i salumi Dop sembra arrestarsi la crescita rilevata nel 2009 e nel primo semestre 2010 si stima un -2,4% sul fronte dei volumi acquistati). I salumi <em>unbranded</em>, spesso preaffettati e preconfezionati, hanno in effetti un maggiore contenuto di servizio rispetto agli analoghi disponibili tramite vendita assistita, anche se a maggiore valore unitario.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>comparto lattierocaseario</strong>, il semestre è <strong>stato positivo per quasi tutti i prodotti</strong>, trainato da una riduzione dei valori medi unitari, fatta eccezione per i formaggi Dop che segnano anche un aumento della spesa.</p>
<p>Infine, tra gli<strong> ittici,</strong> il <strong>primo semestre risulterebbe negativo soprattutto</strong> <strong>per i prodotti freschi</strong>, a cui ha contribuito l’aumento dei  prezzi medi al consumo (gli acquisti sono diminuiti del 4,4% in volume e dell’1,6% in valore). Per quanto riguarda, invece, <strong>i prodotti trasformati</strong>, si stima una <strong>sensibile crescita dei consumi di prodotti congelati/surgelati e trasformati (+3,1%) e del tonno naturale e sott’olio (+3,4%),</strong> stimolati entrambi da una flessione dei prezzi medi al consumo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">IMPORT &#8211; EXPORT</span></strong><strong></strong></p>
<p>Relativamente, infine, alle <strong>dinamiche import – export</strong> le stime Ismea relative al primo semestre del 2010 indicano una <strong>decisa crescita delle esportazioni, sia in volume (+18%)</strong> <strong>che in valore (+10%)</strong> rispetto allo stesso periodo del 2009. Le <strong>importazioni</strong> dovrebbero crescere in modo più contenuto rispetto alle esportazioni, <strong>sia in quantità (+3,3%) che in valore (+5,2%),</strong> ed il disavanzo della bilancia commerciale dovrebbe di conseguenza ridursi notevolmente (-24% in volume e -10% in valore).</p>
<p>Anche i <strong>prodotti rappresentativi del <em>Made in Italy</em></strong> , in base ai dati a consuntivo del I trimestre dell’anno , hanno <strong>registrato un balzo dell’export  in volume  (+11,5%),</strong> mentre la <strong>crescita in valore è stata più contenuta (+3%)</strong> a causa della forte flessione dei valori medi unitari (-7,7%).</p>
<p>Analizzando le esportazioni dei singoli comparti dell’aggregato del <em>Made in Italy</em>, va evidenziato come la frutta fresca, la pasta e il riso abbiano registrato una riduzione del valore delle esportazioni, a fronte di un aumento delle quantità esportate. Tutti gli altri comparti, hanno evidenziato, invece, una crescita significativa del valore delle esportazioni, guidata dall’incremento dei volumi esportati; i valori medi unitari si sono comunque ridotti in quasi tutti i comparti, ad eccezione del vino, dei formaggi e dei latticini.</p>
<p><strong>I rapporti trimestrali “Tendenze” relativi ai diversi settori dell’agroalimentare sono disponibili sul sito <a href="http://www.ismea.it/">www.ismea.it</a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Verso la ripresa delle mobilitazioni, più organizzati e determinati</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 14:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altragricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Contro la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio di Bonifica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi agricola]]></category>
		<category><![CDATA[Equitalia]]></category>
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		<category><![CDATA[Policoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 17 Luglio dell’anno scorso le realtà agricole dell’Italia centromeridionale si riunirono a Policoro per chiedere lo stato di crisi ed iniziare la mobilitazione. Ad un anno di distanza su invito di Altragricoltura si ritroveranno a Policoro il 6 Agosto per indire la nuova fase della mobilitazione: SALVARE LE AZIENDE AGRICOLE SENZA SE E SENZA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Il 17  Luglio dell’anno scorso le realtà agricole dell’Italia centromeridionale si  riunirono a Policoro per chiedere lo stato di crisi ed iniziare la  mobilitazione. </strong><strong>Ad un  anno di distanza su invito di Altragricoltura si ritroveranno a Policoro il 6  Agosto per indire la nuova fase della  mobilitazione: </strong><strong>SALVARE  LE AZIENDE AGRICOLE SENZA SE E SENZA MA</strong></p>
<p><em>Basilicata, 29.7.2010. Comunicato stampa</em>. E’ passato un anno, molte regioni  hanno dichiarato lo stato di crisi ma la risposta del governo nazionale è stata  una finanziaria in cui sono state tolte risorse agli agricoltori a cominciare  dalle agevolazioni per il costo dei contributi INPS che, se non verrà  ripristinata, impedirà a migliaia di aziende centromeridionali di assumere  manodopera e contribuirà ad allargare enormemente l’area della  disoccupazione.</p>
<p>Le stesse regioni, che prima del voto avevano deciso di  agire insieme per premere sul governo per realizzare le misure richieste con il  riconoscimento dello stato di crisi sembrano, con qualche rara ed insufficiente  eccezione, aver derubricato l’urgenza che loro stesse avevano  indicato.</p>
<p>E’ il caso della Regione Basilicata che, dopo essere  stata fra le due prime attive protagoniste delle iniziative per lo stato di  crisi nella scorsa legislatura, sembra non darsi più conto dell’urgenza, della  straordinarietà delle misure necessarie che pure aveva già convintamene assunto  e della necessità di costruire un fronte ampio con il concorso di tutti  nell’interesse dei cittadini, delle aziende, del territorio e del  lavoro.</p>
<p>Gli agricoltori lucani sono più poveri, più deboli, più  soli e più alla mercé di ogni speculazione dell’anno scorso. Il prezzo dei  prodotti al campo è ancora di più diminuito anche grazie al cartello che  monopolista che specula sui prezzi. .</p>
<p>Come avevamo detto durante i giorni delle votazioni (e  come tutti si erano affannati a smentire), le Banche, gli Istituti, il Consorzi  di Bonifica hanno eseguito migliaia di iscrizioni ipotecarie nei confronti delle  aziende agricole. Usurai di ogni tipo (in doppiopetto e non) si aggirano nelle  campagne convinti di poter fare facili affari sulla pelle degli  agricoltori.</p>
<p>Inevitabilmente riprenderemo le mobilitazioni nelle  prossime settimane. Questa volta più determinati ma, anche, più organizzati e  capaci dei mesi scorsi.</p>
<p>Il movimento ha lavorato in questi mesi a mettere radici  ed a costituire gli strumenti necessari a difendere gli interessi degli  agricoltori.</p>
<p>Nel Metapontino l’apertura della sede sindacale della  Confederazione Altragricoltura sta segnando un passo avanti importante. Fra le  molte attività in cantiere, particolarmente significativa è quella del Soccorso  Contadino, associazione di difesa legale contro l’usura e per i diritti di  accesso al credito ed agli strumenti economici e finanziari.</p>
<p>Lo sportello di Policoro è riuscito, in poche settimane  di attività, a risolvere i casi di almeno due decine di agricoltori che avevano  avuto l’acqua tagliata dal Consorzio di Bonifica. Oggi siamo fieri di annunciare  che tutte le aziende che si sono rivolte allo sportello hanno ottenuto la  rateazione della debitoria pregressa grazie al lavoro svolto con Equitalia.  Tutte le aziende che hanno chiesto attraverso lo sportello del Soccorso  Contadino di potersi mettere in bonis hanno avuto la possibilità di farlo e  dunque hanno potuto tornare ad irrigare i campi ed i frutteti in una situazione  già gravemente compromessa.</p>
<p>Si dimostra che, dunque, i tavoli conquistati dal  movimento sono efficaci e pienamente legittimati perché risolvono i  problemi.</p>
<p>In particolare, la rateazione della debitoria con il  Consorzio di Bonifica e la rimessa in Bonis degli agricoltori, è stata possibile  grazie al tavolo costituito nella scorsa legislatura regionale presso la  Prefettura di Matera con il Concorso della Provincia e della Regione,  tavolo in  cui Equitalia aveva annunciato la sua disponibilità, vista la crisi dichiarata  dalla Regione Basilicata, di trovare soluzioni che provavano a scongiurare il  precipitare nell’usura da parte delle aziende  agricole.</p>
<p>Equitalia ha mantenuto l’impegno a dimostrazione che ci  sono strade possibili ed efficaci da esplorare e che, dunque, è possibile, più  generalmente, intervenire sulla debitoria delle aziende con margini operativi  utili per tutti. Continueremo ad interloquire con Equitalia in Basilicata per  verificare come estendere e rafforzare questo esempio positivo, mentre  annunciamo, alla riapertura degli uffici giudiziari una serie di azioni di  tutela fra cui il deposito di una class action nei confronti dell’INPS per le  pratiche vessatorie che sta attuando nei confronti delle aziende  agricole.</p>
<p>Risultato importante, dunque, raggiunto nonostante  l’atteggiamento ostruzionistico del Consorzio di Bonifica che, al contrario, ha  operato dimostrando tutta l’inadeguatezza di una gestione che deve essere  chiamata a rispondere del buco finanziario ed organizzativo che tanti guasti sta  provocando. Altragricoltura sta producendo un dossier ed un libro bianco su  questa gestione del Consorzio di Bonifica che presenteremo entro i primi giorni  di Settembre ma già da ora deve essere chiaro che “Nessuno può pensare di far  pagare ai Consorziati il prezzo degli errori di gestione e gli sprechi di un  gruppo dirigente istituzionalmente delegittimato sia perché scaduto sia perché  diversi componenti hanno contenziosi finanziari e conflitti con lo stesso  consorzio”.</p>
<p>Per tutto questo chiediamo alla Regione Basilicata di  riconvocare il Tavolo di Crisi che aveva iniziato ad operare lo scorso anno e  chiediamo alla Giunta Regionale di ritornare a confermare l’impegno per il  percorso indicato dalla dichiarazione dello stato di  crisi.</p>
<p>Tutto questo e molto altro, sarà oggetto della giornata  del 6 Agosto che terremo nella Sala Consigliare di Policoro. La mattina e nel  pomeriggio si incontreranno le realtà di lotta centro meridionali per siglare la  piattaforma ed il coordinamento delle nuove mobilitazioni. In serata in una  pubblica assemblea annunceremo le iniziative e le discuteremo con rappresentanti  istituzionali (parlamentari, consiglieri regionali, sindaci) e con gli Assessori  Regionali all’agricoltura di diverse regioni meridionali. All’incontro ha già  dato l’adesione L’Assessore Regionale della Puglia Dario Stefano (Coordinatore  del tavol Agricolo della Conferenza Stato Regioni) e sono stati invitati (fra  gli altri) gli Assessori Regionali di Abruzzo, Sicilia e  Basilicata.</p>
<p> </p>
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		<title>Coltivando controvento. L’agricoltura italiana nella lunga crisi</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 14:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questione agraria]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sito del movimento di resistenza culturale &#8220;Gli invisibili&#8221; ha pubblicato l&#8217;intervento di Federica, contadina di Bologna, prodotto per un convegno a Roma. Lo pubblichiamo Dal sito www.gliinvisibili.org e pubblicato da Federica Trenti Ringrazio il Consiglio Direttivo e il Presidente Diego Cugia per avermi offerto l’opportunità di parlarvi del settore di cui faccio parte: l’agricoltura. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><strong><a href="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/07/federica-trenti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-509" title="federica trenti" src="http://www.altragricoltura.info/giornaleonline/wp-content/uploads/2010/07/federica-trenti-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></strong></div>
<div><strong>Il sito del movimento di resistenza culturale &#8220;Gli invisibili&#8221; ha pubblicato l&#8217;intervento di Federica, contadina di Bologna, prodotto per un convegno a Roma. Lo pubblichiamo</strong></div>
<div><strong>Dal sito </strong><a href="http://www.gliinvisibili.org" target="_blank"><strong>www.gliinvisibili.org</strong></a><strong> e pubblicato da </strong><a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=-3&amp;id=774778327#!/profile.php?id=774778327" target="_blank"><strong>Federica Trenti</strong></a></div>
<p><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; line-height: normal; font-size: 11px; color: #333333;"> </span></p>
<h2 style="font-size: 16px; color: #192b46; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 1px; padding-left: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #000000; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-weight: normal; font-size: 13px; line-height: 19px;">Ringrazio il Consiglio Direttivo e il Presidente Diego Cugia per avermi offerto l’opportunità di parlarvi del settore di cui faccio parte: l’agricoltura. Sono una coltivatrice diretta e appartengo ad una categoria che ha poca visibilità e pochissima voce: quella delle piccole aziende agricole. In un settore in cui la media dell’età degli operatori è tra i sessanta e i settant’anni, con i miei trentacinque vengo identificata anche come “giovane agricoltrice”.</span></h2>
<p><span style="color: #000000; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-weight: normal; font-size: 13px; line-height: 19px;"> </span><span style="color: #000000; font-weight: normal; font-size: 13px;">Vorrei prestare questo tempo e la mia voce ai tanti disoccupati del settore di cui non si parla, a chi attualmente non riesce a vivere del suo lavoro, a chi lavora senza tutele. Vorrei rivolgermi al mondo dell’informazione perché dia risalto agli operai agricoli del Sud i quali, piuttosto di rassegnarsi si danno nuovi progetti, organizzandosi in cooperative indipendenti per difendere il Lavoro.</span></p>
<div id="_mcePaste">Al giornalismo d’inchiesta vorrei chiedere di continuare a indagare e far luce circa la pratica del caporalato, un sistema di reclutamento di manodopera che certamente non si è esaurito né a Rosarno né ovunque la legalità non sia il criterio fondante dell’impresa agricola e di ogni altro tipo di impresa o offerta di servizi.</div>
<div id="_mcePaste">L’illegalità fa sì che i lavoratori non siano in regola; illegalità e avidità insieme rendono possibile trarre vantaggio economico dalla condizione di clandestinità degli immigrati. L’illegalità spinge sia gli oppressi che gli oppressori fuori dal tempo, spogliando gli indifesi di ogni diritto. E se dove vivo io, in un piccolo appezzamento fra le provincie di Modena e Bologna, fra la via Emilia e l’Appennino, gli ispettori del lavoro fanno controlli e multe salate anche solo se un parente non prossimo viene gratuitamente ad aiutarti, qualcosa non mi torna!</div>
<div id="_mcePaste">Da un po’ sento pronunciare la parola dignità tante volte, dai nostri rappresentanti sindacali per esempio, come incoraggiamento per chi è in difficoltà, mentre ci avvertono che la crisi non è finita affatto e stiamo andando incontro ad un’altra annata difficile. Sappiamo che indipendentemente da quali saranno il quantitativo prodotto e la relativa qualità, i ricavi delle derrate agricole non risolleveranno le sorti di molte realtà.</div>
<div id="_mcePaste">Ho l’impressione che vogliano esortarci ad avere consapevolezza di chi siamo e del nostro valore nell’economia e nella cultura italiane, per non sentirci passivi e rassegnati in questa crisi economica, nella quale siamo entrati già fiaccati. Purtroppo numerose aziende agricole hanno già chiuso e tanti terreni non vengono più coltivati. Frutteti e seminativi seppur stupendamente produttivi, tipici di un territorio, non sono più fonte di guadagno. Si pensi che nella sola provincia di Bologna i seminativi vedono un calo della produzione lorda vendibile stimabile in 30 milioni di euro, la frutta in 22 milioni (molti frutteti infatti sono stati estirpati e non reimpiantati), il latte in 6, la viticoltura in 5,2 milioni di euro.*</div>
<div id="_mcePaste">Sta succedendo qualcosa di triste: il meccanismo paesaggistico-ambientale-economico di diverse aree geografiche non funziona più, non fa reddito. Ed è la redditività che permette di fare progetti, investimenti, realizzare percorsi che nascono da un’idea. Sia come obiettivo da perseguire che come risultato la redditività è fonte di stimoli, di progetti per il futuro, e di scelte, da quelle determinate da meri e necessari calcoli alle scelte di etica professionale.</div>
<div id="_mcePaste">La redditività premia il lavoro che si è scelto di fare, spinti da spirito d’avventura e libertà o invogliati da una solida e più comoda esperienza familiare. Ora, senza reddito, l’accesso al credito è sbarrato e fare investimenti è impossibile. Questo è particolarmente grave per le imprese giovani che non riescono a restare al passo coi tempi, ad investire in fonti di energia alternativa o far fronte, per esempio, all’ammodernamento delle macchine agricole.</div>
<div id="_mcePaste">Non è possibile pertanto cogliere le opportunità che il mercato offre, come i nuovi mezzi progettati con competenze ingegneristiche e meccaniche moderne al servizio del miglioramento qualitativo e di un’economia sostenibile, favorita dalla riduzione dei consumi, delle emissioni nell’ambiente, dall’eliminazione degli sprechi.</div>
<div id="_mcePaste">La protratta e scarsa attenzione alle esigenze dell’economia agricola ha indotto molti agricoltori a sperare nell’edificabilità di un terreno. Come biasimarli se un piano regolatore lo prevede, o se giunti ad una certa età non confidano e non sperano nel ricambio generazionale?</div>
<div id="_mcePaste">Di generazione in generazione non dovrebbe andare perduto il patrimonio agricolo che è fatto anche di una sapienza antica, sopravvissuta nel ricordo di minoranze che stanno scomparendo per ragioni anagrafiche. Una sapienza riscontrabile anche nelle tracce sparse sul territorio, come le vecchie case coloniche dai tetti lasciati a scomporsi fino a crollare; costruzioni secolari fatte da chi non aveva bisogno di parlare di ecologia per sapere come usare gli elementi per vivere in simbiosi con la terra che abitavano.</div>
<div id="_mcePaste">Mentre scrivo questa relazione leggo la notizia del lancio pubblicitario al McDonald di Piazza di Spagna del McItaly, un panino dagli ingredienti 100% italiani. Il ministro delle Politiche Agricole e Ambientali Luca Zaia sostiene darà alle nuove generazioni “una memoria gustativa d’impronta italiana”ii e, aggiunge: “Io, che guardo lontano, vedo la nostra multinazionale, quella dei contadini, che dà l’assalto al cielo passando per un negozio McDonald’s”.**</div>
<div id="_mcePaste">Ho invano provato e riprovato a capire cosa significa multinazionale dei contadini e cos’abbia a che fare con le rotte cosmiche. Ho pensato che preferisco saltare un pranzo piuttosto che andare da McDonald perché rappresenta l’anello ultimo di una catena alimentare esasperatamente innaturale e forzata. Ho provato a percepire l’esortazione della frase del ministro ottenendo un solo risultato, senza stupirmi: egli sta rappresentando solo se stesso, non una categoria di lavoratori.</div>
<div id="_mcePaste">Noi, che siamo le gambe su cui il patrimonio agricolo si muove, guardiamo lontano, ma non abbiamo più la forza di avanzare; considerati davvero poco, fra l’altro, da un governo che se da un lato favorisce il ritorno alla mafia dei beni confiscati, con la Finanziaria 2010 dimostra di confidare troppo sulla capacità di resistenza del settore primario e non trova strategie per provvedere ad un sostegno adeguato, magari all’innovazione, un alleggerimento, magari del carico fiscale.</div>
<div id="_mcePaste"><strong><em>Memoria gustativa!</em></strong></div>
<div id="_mcePaste">Alle riunioni ci sono ottantenni che prendono la parola per raccontare di quando nelle cantine sociali l’uva vendemmiata e scaricata dai carri era una calata densa, colorata e di come oggi sia un scorrere di succo acquoso; di come una forma di Parmigiano Reggiano aperta a metà spandesse il suo profumo nel raggio di metri mentre ora bisogna avvicinare il naso al Re dei Formaggi.</div>
<div id="_mcePaste">Vecchi che bisogna cortesemente interrompere perché in quei ricordi indugiano, mentre una sala intera comincia a rumoreggiare e chi ha trenta, quarant’anni è infastidito e forse un po’ rosica, pensando crudamente che quel vecchio saccente ha comunque vissuto e fatto vivere del suo lavoro, ha contribuito a creare il prestigio di prodotti come il Parmigiano o forse meno prestigiosi ma tradizionali e importanti, come i vini locali. Lui ha potuto battagliare appassionatamente su chi possedeva la vigna migliore, la terra più generosa, la posizione più favorevole alla luce del sole.</div>
<div id="_mcePaste">E noi, oggi, rischiamo di avere sulla bandiera lo stemma di Zaia che addenta il McItaly! Siamo chiamati a sfrecciare fra le stelle ma a terra continuano gli effetti di un mercato senza regole, e non abbiamo gli avatar per difendere le nostre produzioni sui banchi dei supermercati, venduti a prezzi ben lontani da quelli che ci sono stati riconosciuti dalle nostre cooperative o dai compratori in campo. Quella parte della filiera che è la grande distribuzione, oggi non è più garanzia di prezzi equi, tanto al produttore quanto al consumatore. Una cosa che ritengo intollerabile è che venga permessa la vendita di prodotti di scarsa qualità, magari confezionati come “linea convenienza”.</div>
<div id="_mcePaste">Mi è capitato alcuni giorni fa di fermarmi davanti ad una di queste offerte: una confezione di pere all’apparenza solo piccole ma che occhi ormai sgamati come i miei hanno riconosciuto come “non buone da mangiare”, ovvero: frutti destinati alla produzione di alcool. Se una di quelle pere finisse per errore nella mia cassa “di prima” e alla campionatura -che determinerà le percentuali di qualità del mio prodotto e l’assegno che prima a dicembre poi a giugno rimpinguerà il mio conto in banca- se venisse trovata mi troverei una percentuale di prodotto “non pagabile”.</div>
<div id="_mcePaste">Allora mi chiedo: se la mia cooperativa ha questi parametri, perché un’altra rifornisce i supermercati di merce che dovrebbe far sentire in imbarazzo anche solo regalarla?</div>
<div id="_mcePaste">Continuando così le cose andranno sempre peggio. Si continueranno probabilmente ad aprire agriturismi, alcuni dei quali improbabili, ma a sempre meno gente interesserà lavorare la terra. Le industrie di trasformazione si approvvigioneranno altrove di materia prima e possono stare tranquille le star della tv: continueranno a pubblicizzare probiotici e frutta cotta confezionata, perché gli studi sulla genetica non impiegheranno molto a produrre sementi, innesti, portinnesti adattabili ad altri tipi di terreno e di clima. L’Oriente e l’America Latina ci stanno dimostrando da tempo che possono produrre a prezzi con i quali gli ortofrutticoltori europei non possono competere.</div>
<div id="_mcePaste">Salvaguardare l’agricoltura italiana &#8211; e le forze ancora giovani che la animano &#8211; significa anche non gettare decenni di esperienza e di conoscenze frutto di riscontri positivi ma pure di errori compiuti, per i quali l’ecosistema ha pagato.</div>
<div id="_mcePaste">In altre parti del mondo è ancora un altro tempo, quello in cui si lascia che succedano scempi con effetti irreversibili sulla natura perché la gente ha ancora fame, oppure vuole lasciarsi la miseria patita alle spalle, ad ogni costo, perciò non ha voglia di porsi domande sulle produzioni geneticamente modificate, sui diritti e criteri di sicurezza sul lavoro o di farsi scrupoli per patrimoni di vegetazione che occupano spazi potenzialmente coltivabili.***</div>
<div id="_mcePaste">O ancora, sull’uso massiccio, non regolato e non monitorato, non esperito, degli antiparassitari. Quest’ultimo, l’uso dei prodotti chimici in agricoltura – che sono stati protagonisti nel bene e nel male della crescita della catena alimentare dal Secondo dopoguerra in poi – è un tasto controverso e difficile che riguarda ancora parte delle nostre produzioni, la mia frutta compresa poiché non vivo in una zona non convertita al biologico e seguo il programma di “lotta integrata” che prevede l’utilizzo di fitofarmaci selettivi, comunemente ed erroneamente accomunati sotto al nome di “pesticidi”.</div>
<div id="_mcePaste">Fate quello che volete delle mie parole ma in coscienza vorrei chiedervi di non pensare ad un frutto come se fosse stato immerso nel veleno così come quando acquistate il cibo biologico non fate l’errore di pensare che sia cresciuto spontaneamente ed incontaminato, perché la Terra non lo è più da un pezzo e non ci sono mostri a due teste cui dare la colpa: ora siamo tutti chiamati ad avere nervi saldi per poter fare, insieme, l’inversione di rotta.</div>
<div id="_mcePaste">i La Crisi nel settore agricolo bolognese. Le richieste fatte al Prefetto di Bologna il 2 novembre 2009, documento di Alleanza per l’Agricoltura.</div>
<div>* Carlo Petrini, Lettera al panino McItaly, &lt;&lt;La Repubblica&gt;&gt;, 3 febbraio 2010.</div>
<div id="_mcePaste">** McItaly, è guerra sull’hamburger tricolore. McDonald’s replica le accuse di Petrini. E il ministro difende l’iniziativa, di Alessandra Retico, &lt;&lt;La Repubblica&gt;&gt;, 4 febbraio 2010.</div>
<div id="_mcePaste">*** Cfr. Federico Rampini, L’impero di Cindia, Mondadori, 2006, p. 191.</div>
<p> </p>
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